{"id":12242,"date":"2026-10-05T09:11:42","date_gmt":"2026-10-05T08:11:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/?p=12242"},"modified":"2026-10-05T15:45:31","modified_gmt":"2026-10-05T14:45:31","slug":"12242-newsletter-7-omceoge-anonimizzare-i-dati-come-si-fa-davvero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/item\/12242-newsletter-7-omceoge-anonimizzare-i-dati-come-si-fa-davvero\/","title":{"rendered":"Newsletter 7 &#8211; OMCeOGE &#8211; Anonimizzare i dati: come si fa davvero"},"content":{"rendered":"<div style=\"width: 1020px;\" class=\"wp-video\"><video class=\"wp-video-shortcode\" id=\"video-12242-1\" width=\"1020\" height=\"574\" preload=\"metadata\" controls=\"controls\"><source type=\"video\/mp4\" src=\"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-content\/uploads\/Newsletter-7-L_IA_in_Ambulatorio.mp4?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-content\/uploads\/Newsletter-7-L_IA_in_Ambulatorio.mp4\">https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-content\/uploads\/Newsletter-7-L_IA_in_Ambulatorio.mp4<\/a><\/video><\/div>\n<p><b>Anonimizzare i dati: come si fa davvero<\/b><\/p>\n<p>Guida pratica per l&#8217;ambulatorio: che cosa non deve uscire dallo studio,<\/p>\n<p>quali programmi funzionano davvero, e perch\u00e9 la difesa migliore resta l&#8217;intelligenza umana<\/p>\n<p>A cura della Commissione Intelligenza Artificiale dell&#8217;Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Genova \u00b7 Ottobre 2026<\/p>\n<p><i>Documento informativo. Non costituisce parere legale, linea guida clinica n\u00e9 valutazione di conformit\u00e0. Non promuove alcun prodotto commerciale.<\/i><\/p>\n<p><b>Come leggere questa newsletter<\/b><\/p>\n<p>PARTE PRIMA \u2014 serve a tutti. Sono sei pagine e coprono il 90% dei casi. Se leggete solo questa, avete tolto quasi tutto il rischio quotidiano. SI INVITA A LEGGERE, DOPO LA PRIMA PARTE, IL FILE \u201cESEMPI PRATICI\u201d<\/p>\n<p>PARTE SECONDA \u2014 serve quando dovete lavorare su un documento intero. Programmi, come funzionano, quale scegliere, il flusso passo per passo.<\/p>\n<p>PARTE TERZA \u2014 le regole: che cosa \u00e8 cambiato il 2 agosto 2026, che cosa dovete dichiarare, tutte le scadenze in una tabella.<\/p>\n<p>In fondo: glossario, rischi e limiti, fonti.<\/p>\n<p><b>NB: Per ogni parte \u00e8 stata preparata una presentazione in formato Power Point e un breve filmato esplicativo<\/b><\/p>\n<p>Parte I: anonimizzare I<\/p>\n<p>Parte II: anonimizzare II<\/p>\n<p>Parte III: anonimizzare III<\/p>\n<h1><b>Caro Collega,<\/b><\/h1>\n<p>nella Newsletter 6 abbiamo parlato di deontologia e dei nuovi obblighi di formazione. Questa volta scendiamo al livello pi\u00f9 concreto possibile: il momento in cui, davanti allo schermo, stiamo per incollare qualcosa in ChatGPT, Claude o Gemini.<\/p>\n<p>In chiusura della Newsletter 6 avevamo annunciato un numero dedicato all&#8217;intelligenza artificiale che \u00abesce dalla finestra di dialogo\u00bb e si collega ai nostri archivi e strumenti. Abbiamo scelto di anticipare questo tema perch\u00e9 ne \u00e8 il presupposto: prima di collegare l&#8217;IA alle nostre fonti, bisogna sapere con esattezza che cosa non deve uscire dallo studio. Il tema dei collegamenti (MCP) arriver\u00e0 nei prossimi numeri.<\/p>\n<p><b>Chiedere a un&#8217;intelligenza artificiale in rete di \u00abanonimizzare\u00bb un referto \u00e8 come chiedere a un estraneo di non guardare una fotografia dopo avergliela messa in mano.<\/b> Per toglierne il nome, deve prima vederla tutta. \u00c8 il punto di partenza: l&#8217;anonimizzazione o avviene prima, sul nostro computer, oppure non \u00e8 avvenuta affatto.<\/p>\n<p><b>\u00a0 PARTE PRIMA<\/b>\u00a0\u00a0 \u2014\u00a0\u00a0 Quello che serve a tutti<\/p>\n<h1><b>1. Il problema, in tre righe<\/b><\/h1>\n<p>Quando incolliamo un referto, una lettera di dimissione o il testo di una cartella in un servizio di intelligenza artificiale in rete, quei dati escono dallo studio. Vengono trasmessi a un&#8217;azienda fuori dal nostro controllo, possono essere conservati e, a seconda del servizio e del tipo di abbonamento, usati per addestrare i modelli. Sono dati sanitari di un paziente identificabile: il tipo di dato pi\u00f9 protetto che esista. E il paziente non ha acconsentito a questo.<\/p>\n<p>Il 30 luglio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha diffuso un avvertimento esplicito sul caricamento di referti, radiografie ed esami su piattaforme di IA generativa, richiamando due rischi: la perdita di controllo sull&#8217;informazione e il fatto che questi sistemi non sono dispositivi medici certificati e possono restituire interpretazioni sbagliate. L&#8217;avvertimento era rivolto ai cittadini. Vale a maggior ragione per noi, che rispondiamo anche del segreto professionale.<\/p>\n<p><b>La contraddizione da cui partiamo<\/b><\/p>\n<p>Molti colleghi risolvono cos\u00ec: \u00abincollo il referto e chiedo all&#8217;IA di anonimizzarlo\u00bb. Non funziona.<\/p>\n<p>Per poterlo anonimizzare, il sistema deve prima riceverlo per intero. Nel momento stesso in cui lo riceve, il dato \u00e8 gi\u00e0 uscito.<\/p>\n<p>Da qui in avanti parliamo solo di anonimizzazione che avviene PRIMA dell&#8217;invio.<\/p>\n<h1><b>2. Le tre parole che non sono sinonimi<\/b><\/h1>\n<p>Tre minuti di definizioni, in italiano corrente. Servono perch\u00e9 le differenze contano.<\/p>\n<p><b>Parola<\/b><\/p>\n<p><b>Che cosa vuol dire<\/b><\/p>\n<p><b>Anonimizzare<\/b><\/p>\n<p>Togliere ogni possibilit\u00e0 di risalire alla persona, in modo definitivo. Non esiste una chiave per tornare indietro. Un dato davvero anonimo non \u00e8 pi\u00f9 un dato personale e non ricade pi\u00f9 nelle regole sulla privacy. \u00c8 una soglia alta: sui testi clinici raramente ci si arriva sul serio.<\/p>\n<p><b>Pseudonimizzare<\/b><\/p>\n<p>Sostituire i dati identificativi con segnaposto (per esempio [NOME_1]), conservando altrove l&#8217;elenco che permette di rimetterli al loro posto. \u00c8 quello che fanno quasi tutti i programmi che si chiamano \u00abanonimizzatori\u00bb. Ottima misura di sicurezza, ma il dato resta un dato personale.<\/p>\n<p><b>Minimizzare<\/b><\/p>\n<p>Non far uscire dati che non servono alla domanda che stiamo facendo. \u00c8 la strategia pi\u00f9 efficace, costa zero e non richiede alcun programma. \u00c8 il paragrafo 3.<\/p>\n<h2><b>Il concetto clinicamente pi\u00f9 importante: il quasi-identificatore<\/b><\/h2>\n<p>Un dato non identifica solo quando c&#8217;\u00e8 il nome. Identifica quando l&#8217;insieme delle informazioni restringe il campo a una persona sola.<\/p>\n<p><i>\u00abBambina di 4 anni, comune della Val Bormida, sindrome genetica rara, seguita al Gaslini\u00bb<\/i> non contiene un nome, non contiene un codice fiscale, non contiene una data \u2014 ed \u00e8, in quel contesto, potenzialmente identificativa.<\/p>\n<p><b>Questa \u00e8 la parte che nessun programma automatico toglie<\/b>, ed \u00e8 la ragione per cui la rilettura da parte nostra non \u00e8 mai un passaggio facoltativo.<\/p>\n<h1><b>3. La regola che risolve nove casi su dieci<\/b><\/h1>\n<p>Prima di parlare di programmi, la risposta pi\u00f9 importante: nella maggior parte delle domande che rivolgiamo all&#8217;IA il documento originale non serve. Serve il quesito clinico. E il quesito clinico, quasi sempre, si pu\u00f2 formulare senza un solo dato identificativo.<\/p>\n<p><b>Il messaggio di questa newsletter<\/b><\/p>\n<p>Il modo migliore per anonimizzare \u2014 e anche il modo migliore per non dover dichiarare che si \u00e8 usata l&#8217;intelligenza artificiale \u2014 \u00e8 usare di pi\u00f9 la propria intelligenza.<\/p>\n<p>Un testo che abbiamo pensato, riformulato, riletto e firmato non contiene dati da anonimizzare, non richiede alcuna etichetta e, cosa che conta di pi\u00f9, \u00e8 clinicamente migliore.<\/p>\n<p>La legge lo riconosce espressamente: quando il contenuto \u00e8 oggetto di revisione umana o controllo editoriale e qualcuno se ne assume la responsabilit\u00e0, l&#8217;obbligo di segnalare l&#8217;uso dell&#8217;IA non si applica (art. 50, par. 4 dell&#8217;AI Act; v. paragrafo 10).<\/p>\n<h2><b>Cinque accorgimenti che costano venti secondi<\/b><\/h2>\n<ol>\n<li>Al posto del nome, l&#8217;et\u00e0 e il sesso. \u00abBambino di 4 anni\u00bb, non \u00abLuca M.\u00bb.<\/li>\n<li>Al posto del comune, l&#8217;area \u2014 o nulla. \u00abArea dell&#8217;entroterra genovese\u00bb, o niente affatto. Nei piccoli comuni il paese \u00e8 un identificatore.<\/li>\n<li>Al posto delle date, gli intervalli. \u00abTerza giornata di febbre\u00bb, non \u00abdal 14 luglio\u00bb. Le date sono, dopo i nomi, il dato pi\u00f9 frequente nei testi clinici.<\/li>\n<li>Mai il nome della struttura, del reparto o del collega. Non aggiungono nulla alla risposta e restringono moltissimo il campo.<\/li>\n<li>Per le malattie rare, il meccanismo invece dell&#8217;etichetta. Se basta a ottenere la risposta, descrivere il quadro invece di nominare la sindrome. Una malattia rara pi\u00f9 un&#8217;et\u00e0 pi\u00f9 un&#8217;area geografica \u00e8, di fatto, un nome e cognome.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Chi adotta questi cinque accorgimenti ha risolto la quasi totalit\u00e0 del rischio quotidiano senza installare nulla. I programmi servono per il resto: quando bisogna davvero lavorare su un testo lungo che non ha senso riscrivere a mano.<\/p>\n<h1><b>4. Quattro esempi dall&#8217;ambulatorio<\/b><\/h1>\n<p><b>Situazione<\/b><\/p>\n<p><b>Da evitare<\/b><\/p>\n<p><b>Da fare<\/b><\/p>\n<p><b>Il consulto rapido<\/b><\/p>\n<p>Incollare la lettera di dimissione e scrivere \u00abche ne pensi?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abBambino di 4 anni dimesso dopo polmonite lobare trattata con amoxicillina ad alte dosi per 7 giorni, persistenza di tosse a tre settimane. Quali accertamenti sono indicati e quali no?\u00bb La risposta \u00e8 la stessa. Il dato non \u00e8 mai uscito.<\/p>\n<p><b>Il foglio per i genitori<\/b><\/p>\n<p>Incollare il referto e chiedere \u00abspiegalo ai genitori\u00bb<\/p>\n<p>Chiedere un foglio informativo sui segni di allarme dopo una polmonite, poi adattarlo io al caso, a mano, in ambulatorio. Il testo generico \u00e8 riutilizzabile per gli altri pazienti: il tempo investito una volta si recupera dieci volte.<\/p>\n<p><b>La relazione per il convegno<\/b><\/p>\n<p>Incollare tre cartelle cliniche e chiedere una sintesi<\/p>\n<p>Qui il programma locale ha senso. Pseudonimizzo i tre testi, rileggo cercando ci\u00f2 che il programma non pu\u00f2 conoscere \u2014 il nome del reparto, la sindrome rara, il paese di 800 abitanti \u2014 e solo allora lavoro sul testo. Circa due minuti a documento.<\/p>\n<p><b>La lettera al collega<\/b><\/p>\n<p>Far scrivere all&#8217;IA una lettera che conterr\u00e0 dati identificativi<\/p>\n<p>La lettera al collega contiene per necessit\u00e0 i dati del paziente: non \u00e8 materiale da IA generalista, si scrive nel gestionale. Se serve aiuto sulla forma, si chiede un modello vuoto e lo si compila poi, in locale.<\/p>\n<h1><b>5. Fotografie cliniche e immagini radiologiche<\/b><\/h1>\n<p>Le immagini meritano un capitolo a parte perch\u00e9 il rischio \u00e8 di un tipo diverso: non si vede. La domanda spontanea \u00e8 \u00abse la foto l&#8217;ho scattata io e ne ritaglio solo la lesione, non \u00e8 gi\u00e0 anonima?\u00bb. La risposta \u00e8 no, per tre motivi distinti.<\/p>\n<ul>\n<li><b>Il ritaglio spesso non elimina davvero i pixel. <\/b>In Word e in PowerPoint il ritaglio \u00e8 soltanto una maschera: l&#8217;immagine intera resta dentro il file e chi lo riceve pu\u00f2 farla riapparire trascinando indietro i bordi. Per eliminarla davvero serve la funzione \u00abComprimi immagini\u00bb spuntando \u00abElimina le aree ritagliate delle immagini\u00bb. Anche su iPhone e su Mac il ritaglio resta reversibile finch\u00e9 la foto \u00e8 nella libreria: il comando \u00abRipristina\u00bb riporta l&#8217;originale.<\/li>\n<li><b>Il ritaglio non tocca i dati nascosti. <\/b>Data e ora dello scatto, modello del telefono e \u2014 se la localizzazione \u00e8 attiva \u2014 le coordinate GPS restano nel file anche in un dettaglio di tre centimetri quadrati. Se la foto \u00e8 stata scattata in ambulatorio, quel file dice dove lavoriamo; se a domicilio, dice dove abita il paziente.<\/li>\n<li><b>Quello che resta nell&#8217;inquadratura pu\u00f2 bastare a identificare. <\/b>Braccialetto identificativo, nei o angiomi in posizione caratteristica, cicatrici, tatuaggi, anelli e orecchini, smalto, un lembo di indumento con il nome ricamato, lo sfondo del lettino, il riflesso nella cornea se compare l&#8217;occhio. In pediatria si aggiunge che nelle foto di lattanti compaiono quasi sempre le mani di un genitore, a loro volta riconoscibili.<\/li>\n<\/ul>\n<p><b>Il trucco pi\u00f9 utile: la cattura di schermo<\/b><\/p>\n<p>Dopo aver ritagliato, invece di salvare il file si fa una cattura di schermo della porzione ritagliata.<\/p>\n<p>Lo screenshot \u00e8 un file completamente nuovo: non contiene i dati nascosti dell&#8217;originale, non conserva sotto di s\u00e9 l&#8217;immagine intera e non \u00e8 reversibile.<\/p>\n<p>Risolve in un colpo solo i primi due problemi, richiede due secondi e non necessita di alcun programma. Resta da controllare il terzo: che cosa \u00e8 rimasto dentro l&#8217;inquadratura.<\/p>\n<h2><b>La sequenza pratica, prima e dopo lo scatto<\/b><\/h2>\n<ol>\n<li>Prima di scattare: togliere braccialetti, anelli e orologi, usare uno sfondo neutro, inquadrare da subito solo la lesione, evitare il volto quando non \u00e8 indispensabile.<\/li>\n<li>Una volta per tutte: disattivare la localizzazione per l&#8217;applicazione fotocamera. Risolve il problema alla radice per tutti gli scatti futuri.<\/li>\n<li>Dopo lo scatto: ritagliare e catturare lo schermo, oppure esportare come immagine nuova e poi rimuovere i dati nascosti (tutti i sistemi operativi hanno questa funzione).<\/li>\n<li>Rinominare: mai il cognome. \u00abdermatite_atopica_01.jpg\u00bb, non \u00abRossi_Mario_braccio.jpg\u00bb. Il nome del file racconta tutto prima ancora che il file venga aperto.<\/li>\n<li>Ultimo sguardo: guardare l&#8217;immagine finale e chiedersi se un familiare la riconoscerebbe.<\/li>\n<\/ol>\n<p><i>Resta il presupposto che viene prima di tutto: la fotografia clinica si esegue con il consenso del paziente \u2014 dei genitori se \u00e8 un minore \u2014 e con una finalit\u00e0 dichiarata. L&#8217;anonimizzazione riguarda la diffusione dell&#8217;immagine, non rende lecito lo scatto.<\/i><\/p>\n<h2><b>Le immagini radiologiche: un problema in pi\u00f9<\/b><\/h2>\n<p>I file DICOM contengono per definizione nome, cognome, data di nascita, codice identificativo, struttura e apparecchiatura, scritti dentro il file e non visibili sullo schermo. Inviare un file DICOM \u00abtanto \u00e8 solo un&#8217;immagine\u00bb equivale a inviare l&#8217;anagrafica completa. Esistono strumenti specifici di de-identificazione: vanno usati e vanno verificati dopo l&#8217;uso. Alcune apparecchiature, inoltre, stampano i dati anagrafici direttamente nell&#8217;immagine, e in quel caso nessuna pulizia dei dati nascosti li rimuove.<\/p>\n<p><b>Dal cranio si ricostruisce il volto<\/b><\/p>\n<p>Su TC e risonanze dell&#8217;encefalo togliere i dati anagrafici non basta: da una scansione del cranio un normale programma di ricostruzione tridimensionale ricava un volto realistico, che un comune software di riconoscimento facciale pu\u00f2 confrontare con le fotografie pubblicate sui social.<\/p>\n<p>\u00c8 stato dimostrato sul New England Journal of Medicine nel 2019 partendo da risonanze gi\u00e0 de-identificate, identificando correttamente i partecipanti.<\/p>\n<p>Per queste immagini servono programmi di rimozione del volto (defacing): non basta n\u00e9 il ritaglio n\u00e9 la pulizia dei dati nascosti.<\/p>\n<p>Per i PDF scansionati vale un&#8217;avvertenza analoga: coprire un nome con un rettangolo nero in un editor non lo elimina. In molti casi il testo sottostante resta selezionabile e recuperabile. L&#8217;unica operazione sicura \u00e8 esportare come immagine nuova, oppure catturare lo schermo, e ritagliare.<\/p>\n<p><b>\u00a0 PARTE SECONDA<\/b>\u00a0\u00a0 \u2014\u00a0\u00a0 Quando serve davvero uno strumento<\/p>\n<h1><b>6. Come funziona, dentro, un programma di anonimizzazione<\/b><\/h1>\n<p>Capire il meccanismo serve a sapere di che cosa fidarsi. Tutti i programmi seri combinano tre motori diversi, con affidabilit\u00e0 molto diverse fra loro.<\/p>\n<p><b>Motore<\/b><\/p>\n<p><b>Come lavora<\/b><\/p>\n<p><b>Quanto \u00e8 affidabile<\/b><\/p>\n<ol>\n<li><b> Regole fisse<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<p>Cerca schemi prevedibili: un codice fiscale ha sedici caratteri con struttura precisa, un IBAN ha una cifra di controllo, un&#8217;email ha una chiocciola. Non \u00abindovina\u00bb: verifica matematicamente.<\/p>\n<p>Molto vicina al 100%. \u00c8 la parte da delegare sempre alla macchina, perch\u00e9 questi codici noi li saltiamo con l&#8217;occhio.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><b> Riconoscimento di entit\u00e0<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<p>Un modello addestrato riconosce che \u00abBianchi\u00bb in una frase \u00e8 un cognome e in un&#8217;altra il colore di un referto, che \u00abSampierdarena\u00bb \u00e8 un quartiere. Riconosce uno schema linguistico, come facciamo noi leggendo.<\/p>\n<p>Buona sui nomi comuni e sulle citt\u00e0. Debole sui nomi rari, sugli errori di battitura, sulle abbreviazioni e sul gergo di reparto. E sbaglia in silenzio: non ci avvisa quando non trova.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><b> Modello linguistico in locale<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<p>Un modello che gira sul nostro computer e, capendo il senso della frase, individua anche ci\u00f2 che le regole non prevedono.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 potente e il meno prevedibile: due esecuzioni sullo stesso testo possono dare risultati diversi. Utile come rete di sicurezza aggiuntiva, non come unico controllo.<\/p>\n<h2><b>Che cosa succede al dato trovato<\/b><\/h2>\n<ul>\n<li><b>Mascheramento: <\/b>viene cancellato o coperto (\u00ab[OMISSIS]\u00bb). Sicuro, ma il testo diventa spesso illeggibile e la risposta dell&#8217;IA meno utile.<\/li>\n<li><b>Sostituzione con dati finti: <\/b>\u00abMario Rossi\u00bb diventa \u00abGiovanni Bianchi\u00bb. Il testo resta scorrevole, ma bisogna ricordarsi che i nomi sono falsi, altrimenti si generano equivoci pericolosi.<\/li>\n<li><b>Segnaposto reversibile: <\/b>\u00abMario Rossi\u00bb diventa \u00ab[NOME_1]\u00bb e un elenco sul nostro computer ricorda la corrispondenza, cos\u00ec la risposta si pu\u00f2 ricomporre. \u00c8 la soluzione pi\u00f9 pratica per lavorare.<\/li>\n<\/ul>\n<p><b>Il limite comune a tutti e tre i motori<\/b><\/p>\n<p>Nessuno di essi tocca il contenuto clinico.<\/p>\n<p>Una frase come \u00abunico caso di questa forma seguito nel nostro ambulatorio dal 2019\u00bb esce identica da qualunque programma di anonimizzazione esistente.<\/p>\n<p>Il filtro finale siamo noi, e sono trenta secondi di rilettura.<\/p>\n<h1><b>7. Gli strumenti, uno per uno<\/b><\/h1>\n<h2><b>Un anonimizzatore locale pensato per l&#8217;italiano<\/b><\/h2>\n<p>Esiste un progetto italiano open source (licenza MIT, 2026), scaricabile come normale applicazione per Windows, macOS e Linux, che \u00e8 probabilmente il migliore fra quelli gratuiti pensati per la lingua italiana. Lavora in quattro passaggi:<\/p>\n<ol>\n<li>Riconoscimento in locale: si incolla il testo nell&#8217;applicazione. Il modello, che gira sul nostro computer, individua e marca i dati personali.<\/li>\n<li>Sostituzione con segnaposto: ogni valore trovato diventa un&#8217;etichetta del tipo [FULLNAME_1], [CF_1]. L&#8217;elenco delle corrispondenze resta sul nostro disco e non viene mai trasmesso.<\/li>\n<li>Invio all&#8217;IA: al servizio in rete si copia solo il testo con i segnaposto. \u00c8 l&#8217;unica cosa che esce.<\/li>\n<li>Ricomposizione in locale: si riporta la risposta nell&#8217;applicazione, che rimette i valori veri al posto dei segnaposto.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Requisiti realistici: funziona su un processore normale, senza scheda grafica dedicata, con meno di 1 GB di memoria occupata. Su Windows l&#8217;installazione \u00e8 per singolo utente e non richiede i diritti di amministratore, il che \u00e8 utile negli studi dove il computer \u00e8 gestito da un fornitore esterno. Funziona anche a connessione spenta.<\/p>\n<p>Riconosce ventidue categorie: nome e cognome, et\u00e0, sesso, data, ora; via, numero civico, CAP, comune, provincia; email e PEC, telefono; codice fiscale, partita IVA, documento d&#8217;identit\u00e0, IBAN, carta di credito, importi, targa; azienda o studio, numero di pratica o protocollo, dati catastali.<\/p>\n<p><b>Che cosa significa, per un medico<\/b><\/p>\n<p>Non \u00e8 un anonimizzatore clinico. \u00c8 nato per gli studi legali e i commercialisti ed \u00e8 addestrato su prosa giuridica. Nelle ventidue categorie non compare nulla di sanitario: non c&#8217;\u00e8 il numero di tessera sanitaria, non c&#8217;\u00e8 il codice STP o ENI degli stranieri, non c&#8217;\u00e8 il numero di cartella o di nosologico. Ospedali e reparti ricadono al massimo nella categoria generica \u00abazienda\u00bb.<\/p>\n<p>Copre benissimo la parte formale: eccellente sui codici e sui contatti, buono sui nomi e sulle citt\u00e0, cieco su tutto ci\u00f2 che identifica per contesto clinico.<\/p>\n<p>\u00c8 reversibile: il testo che inviamo resta, giuridicamente, un dato personale pseudonimizzato. Il rischio concreto si riduce moltissimo; gli obblighi non spariscono.<\/p>\n<p>Non tocca le immagini: lavora sul testo. Referti in PDF scansionato, fotografie ed ecografie richiedono strumenti diversi.<\/p>\n<p>In una riga: ottimo primo filtro, mai unica barriera. La rilettura clinica di trenta secondi resta a nostro carico.<\/p>\n<h2><b>Gli altri strumenti<\/b><\/h2>\n<p><b>Strumento<\/b><\/p>\n<p><b>Che cosa serve sapere<\/b><\/p>\n<p>Microsoft Presidio<\/p>\n<p>Lo strumento open source pi\u00f9 diffuso al mondo per questo compito, gratuito. Non \u00e8 un&#8217;applicazione da scaricare e usare: \u00e8 un insieme di componenti da integrare in un flusso di lavoro informatico, e richiede qualcuno che lo configuri. \u00c8 nato per l&#8217;inglese e va adattato all&#8217;italiano. Per un ambulatorio \u00e8 sovradimensionato; per una struttura con un servizio informatico \u00e8 la scelta pi\u00f9 solida.<\/p>\n<p>Philter (UCSF)<\/p>\n<p>Nato specificamente per il testo clinico, funziona per regole ed elenchi di parole. Trova un po&#8217; pi\u00f9 dati di Presidio ma cancella anche molto testo che non serviva cancellare. \u00c8 pensato per la ricerca, dove conviene sacrificare la leggibilit\u00e0 pur di non lasciar passare nulla. In ambulatorio \u00e8 poco pratico, e va comunque adattato all&#8217;italiano.<\/p>\n<p><b>Un modello linguistico che gira sul nostro computer<\/b><\/p>\n<p><b>L&#8217;alternativa radicale e per certi versi la pi\u00f9 elegante: invece di anonimizzare il testo per poterlo mandare fuori, si porta l&#8217;intelligenza artificiale dentro lo studio. Esistono programmi gratuiti che installano sul computer un modello completo, con cui si dialoga come con un servizio in rete ma senza alcuna connessione. Il dato non esce mai e il problema dell&#8217;anonimizzazione, semplicemente, non si pone. Limiti seri: serve un computer recente e capiente (indicativamente 16 GB di memoria, meglio 32), i modelli locali sono meno bravi di quelli di frontiera specialmente in italiano e nel ragionamento clinico, e la prima installazione richiede una mezz&#8217;ora di pazienza.<\/b><\/p>\n<p>Il servizio in rete con un contratto vero<\/p>\n<p>La strada meno tecnica e la pi\u00f9 sottovalutata. I principali fornitori offrono piani professionali in cui si firma un contratto sul trattamento dei dati, si esclude l&#8217;uso delle conversazioni per addestrare i modelli e si definisce la conservazione. Non elimina il dovere di non inserire pi\u00f9 dati del necessario, ma sposta il problema dal piano tecnico a quello contrattuale, spesso pi\u00f9 gestibile per uno studio associato. Regola pratica: se il fornitore non firma quel contratto, il servizio non \u00e8 utilizzabile con dati di pazienti, punto.<\/p>\n<p>La funzione gi\u00e0 presente nel gestionale<\/p>\n<p>Prima di installare qualsiasi cosa, chiedere al fornitore del proprio gestionale se esiste gi\u00e0 una funzione di esportazione anonima o di de-identificazione. Diversi gestionali l&#8217;hanno introdotta e pochi la pubblicizzano. \u00c8 la soluzione ideale, perch\u00e9 conosce la struttura dei nostri dati meglio di qualunque programma generico. Vale anche la domanda inversa, oggi necessaria: il gestionale usa gi\u00e0 componenti di intelligenza artificiale? Se s\u00ec, dove finiscono i dati?<\/p>\n<p><b>Attenzione ai confronti fra numeri<\/b><\/p>\n<p>I valori di prestazione che circolano su questi strumenti non sono confrontabili fra loro: alcuni derivano da studi su documenti in inglese, altri da banchi di prova italiani su singole frasi.<\/p>\n<p>Ad oggi non risulta esistere uno studio indipendente che confronti questi strumenti su documentazione clinica italiana. \u00c8 una lacuna che vale la pena segnalare.<\/p>\n<h1><b>8. Quale sistema, per quale compito<\/b><\/h1>\n<p>Non \u00e8 un programma solo, ma una scala a tre gradini scelta in base a quello che stiamo facendo. Nella pratica quotidiana ci si ferma quasi sempre al primo.<\/p>\n<p><b>Che cosa devo fare<\/b><\/p>\n<p><b>Come lo risolvo<\/b><\/p>\n<p><b>Quanto mi costa<\/b><\/p>\n<p>Quesito clinico, diagnosi differenziale, dosaggio, aggiornamento<\/p>\n<p>Riformulo la domanda senza dati. Nessun programma.<\/p>\n<p><b>0<\/b><\/p>\n<p>Materiale informativo per le famiglie, testo per il sito o i social<\/p>\n<p>Lo scrivo io e mi faccio aiutare sulla forma. Nessun dato di pazienti.<\/p>\n<p><b>0<\/b><\/p>\n<p>Riassumere o riorganizzare una lettera di dimissione o un referto testuale<\/p>\n<p>Programma locale di pseudonimizzazione + rilettura + verifica finale (paragrafo 9).<\/p>\n<p>3-4 min per 10 pagine<\/p>\n<p>Preparare una relazione per un convegno con casistica<\/p>\n<p>Programma locale + rilettura, oppure riscrittura dei casi in forma astratta.<\/p>\n<p>1-2 min a documento<\/p>\n<p>Lavorare su serie di casi, audit, ricerca<\/p>\n<p>Modello in locale oppure servizio con contratto. Valutare la DPIA.<\/p>\n<p>Progetto, non minuti<\/p>\n<p>Referti in PDF scansionato, foto cliniche, ecografie, DICOM<\/p>\n<p>Strumenti dedicati; ripulire sempre i metadati prima di qualsiasi invio.<\/p>\n<p>Progetto, non minuti<\/p>\n<p><b>Se si vuole una sola raccomandazione da portare a casa: <\/b>adottare i cinque accorgimenti del paragrafo 3 e installare un anonimizzatore locale per i casi in cui serve il documento intero. \u00c8 la combinazione che, a costo zero e con pochi minuti di apprendimento, toglie la quasi totalit\u00e0 del rischio a un medico che lavora da solo nel proprio ambulatorio.<\/p>\n<h1><b>9. La lettera di dimissione di dieci pagine, passo per passo<\/b><\/h1>\n<p>\u00c8 la domanda pi\u00f9 frequente e il caso in cui un programma serve davvero. Arriva una relazione lunga, dobbiamo estrarne l&#8217;essenziale e metterlo in cartella. Riscriverla a mano costa tempo; incollarla in un servizio in rete non si pu\u00f2 fare. La risposta \u00e8 s\u00ec: pseudonimizzare prima in locale, poi chiedere l&#8217;estrazione, poi ricomporre. Ma il flusso funziona solo se si rispettano tre condizioni \u2014 ed \u00e8 quella la parte importante.<\/p>\n<h2><b>Il flusso<\/b><\/h2>\n<ol>\n<li>Estrarre il testo (10 secondi). Se la lettera \u00e8 arrivata come file di testo o come PDF con testo selezionabile, si copia. Se \u00e8 una scansione, ci si ferma qui: vedi la prima trappola.<\/li>\n<li>Pseudonimizzare in locale (pochi secondi). Nomi, codice fiscale, date, indirizzi e recapiti diventano segnaposto. La tabella delle corrispondenze resta sul nostro computer.<\/li>\n<li>Rileggere l&#8217;output (30-60 secondi). Si cerca ci\u00f2 che il programma non pu\u00f2 conoscere: il nome del reparto e dell&#8217;ospedale, la sindrome rara, il paese di 800 abitanti, la frase \u00abunico caso seguito da noi\u00bb. \u00c8 il passaggio che non va saltato.<\/li>\n<li>Inviare il testo con i segnaposto e chiedere l&#8217;estrazione. Non \u00abriassumi\u00bb, ma una richiesta precisa: \u00abestrai diagnosi principale e secondarie, terapia alla dimissione con dosi e durata, allergie, esami in sospeso, indicazioni per il follow-up e data del controllo\u00bb.<\/li>\n<li>Ricomporre in locale. La tabella locale rimette nomi e date al loro posto.<\/li>\n<li>Verificare e firmare (1-2 minuti). Confronto con l&#8217;originale sui punti critici, poi la nota entra in cartella come nostra.<\/li>\n<\/ol>\n<p><i>Tempo complessivo realistico: tre-quattro minuti per una relazione di dieci pagine, contro i quindici o venti di una lettura e trascrizione manuale. Il guadagno \u00e8 reale, ma sta quasi tutto nel passaggio di estrazione, non nell&#8217;anonimizzazione.<\/i><\/p>\n<h2><b>Le tre trappole<\/b><\/h2>\n<p><b>Prima trappola: la relazione \u00e8 una scansione. <\/b>Moltissime lettere di dimissione arrivano come PDF-immagine o come foto. Il programma di anonimizzazione lavora sul testo e su un&#8217;immagine non pu\u00f2 fare nulla. Per estrarre il testo serve un riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) \u2014 e se lo si fa con un servizio online, il documento \u00e8 gi\u00e0 uscito prima ancora di essere anonimizzato. In questo caso: o si usa un OCR che gira sul proprio computer, oppure si rinuncia e si estraggono a mano i sei o sette dati che servono. Non \u00e8 un caso raro: \u00e8 probabilmente la met\u00e0 dei casi.<\/p>\n<p><b>Seconda trappola: le date. <\/b>In una lettera di dimissione le date sono informazione clinica, non solo dato anagrafico. \u00abTerapia dal 3 al 10\u00bb, \u00abfebbre da sei giorni\u00bb, \u00abcontrollo fra tre settimane\u00bb: se diventano tutte segnaposto, il sistema pu\u00f2 perdere il filo temporale e restituire durate sbagliate. Due accorgimenti: chiedere esplicitamente durate e intervalli (\u00abper quanti giorni\u00bb, non \u00abdal\u2026 al\u2026\u00bb) e controllare, dopo la ricomposizione, che le date rimesse al loro posto siano quelle giuste.<\/p>\n<p><b>Terza trappola, la pi\u00f9 seria: la verifica prima della firma. <\/b>Un riassunto automatico \u00e8 ottimo nel condensare e inaffidabile nel selezionare. Omette senza avvisare e, occasionalmente, aggiunge dettagli plausibili che nel testo non c&#8217;erano. Su un documento che entra in cartella clinica questo non \u00e8 accettabile. I punti su cui il confronto con l&#8217;originale \u00e8 obbligatorio sono sempre gli stessi cinque: dosaggi, allergie, durata della terapia, esami ancora in sospeso, data e sede del controllo. Sono trenta secondi, e sono la differenza fra uno strumento utile e un rischio clinico.<\/p>\n<p><b>Chi firma, risponde<\/b><\/p>\n<p>Una volta verificata e inserita in cartella, quella nota \u00e8 un atto nostro a tutti gli effetti: la responsabilit\u00e0 non si divide con il programma che l&#8217;ha prodotta.<\/p>\n<p>Per la stessa ragione non va mai annotato in cartella che un contenuto \u00e8 stato \u00abgenerato\u00bb o \u00abconfermato\u00bb dall&#8217;IA: la diagnosi e la valutazione clinica sono competenza esclusiva e non delegabile del medico (art. 13 del Codice deontologico).<\/p>\n<p>L&#8217;obbligo di trasparenza previsto dalla legge italiana si assolve informando il paziente dell&#8217;uso di questi strumenti, non scaricando la firma su un programma.<\/p>\n<h2><b>L&#8217;alternativa che spesso conviene di pi\u00f9<\/b><\/h2>\n<p>Prima di installare qualsiasi cosa, vale la pena provare questa: farsi costruire una volta sola uno schema di estrazione \u2014 otto campi vuoti \u2014 e poi compilarlo a mano leggendo la lettera. Nessun dato esce, lo schema si riusa per sempre, e la lettura mirata di una relazione di dieci pagine con lo schema davanti richiede circa tre minuti: lo stesso tempo del flusso automatico, con zero rischio e con il vantaggio non piccolo di aver letto davvero il documento.<\/p>\n<p><b>Lo schema da tenere sul desktop<\/b><\/p>\n<p>Diagnosi principale \u00b7 Diagnosi secondarie \u00b7 Interventi o procedure \u00b7 Terapia alla dimissione (farmaco, dose, durata) \u00b7 Allergie e intolleranze \u00b7 Esami in sospeso o da ripetere \u00b7 Indicazioni per la famiglia \u00b7 Data, sede e specialista del controllo<\/p>\n<p>Otto campi. Se la lettera non li contiene tutti, \u00e8 un&#8217;informazione utile anche quella.<\/p>\n<p><b>\u00a0 PARTE TERZA<\/b>\u00a0\u00a0 \u2014\u00a0\u00a0 Le regole<\/p>\n<h1><b>10. Che cosa \u00e8 cambiato dal 2 agosto 2026:<\/b><\/h1>\n<h1>NB: questa parte ha un significato meramente informativo sulla complessit\u00e0 e aggiornamento continuo delle regole previste dalle normative nazionali ed europee. Per qualunque scelta operativa occorre comunque il parere dei propri consulenti legali sugli aspetti specifici.<\/h1>\n<p>Il quadro generale \u2014 il rinvio degli obblighi sui sistemi \u00abad alto rischio\u00bb deciso dal Regolamento (UE) 2026\/1744, l&#8217;obbligo di alfabetizzazione gi\u00e0 in vigore, la formazione sull&#8217;IA annunciata nell&#8217;ECM \u2014 \u00e8 stato descritto nella Newsletter 6, a cui rimandiamo. Qui interessa una sola domanda: che cosa riguarda, in concreto, chi usa l&#8217;IA su testi e dati dei pazienti.<\/p>\n<p><b>Aggiornamento al 23 settembre 2026: i decreti italiani<\/b><\/p>\n<p>Dei due decreti legislativi di adeguamento all&#8217;AI Act approvati dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto 2026, <b>uno \u00e8 stato pubblicato<\/b>: il D.Lgs. 9 settembre 2026, n. 160 (Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15 settembre 2026), <b>in vigore dal 30 settembre 2026<\/b>. Riguarda l&#8217;uso dell&#8217;IA nelle attivit\u00e0 di polizia e le conseguenze civili e penali dell&#8217;uso illecito dei sistemi di IA.<\/p>\n<p>Per il medico il punto da conoscere \u00e8 il nuovo reato di omessa adozione di misure di sicurezza e di sorveglianza umana sui sistemi di IA <b>ad alto rischio<\/b> (art. 437-bis c.p.), che riguarda anche l&#8217;utilizzo professionale. Non tocca l&#8217;uso di un assistente di scrittura come quello descritto in questa newsletter, ma conferma che la sorveglianza umana \u00e8 ormai un obbligo di legge, non solo una buona pratica.<\/p>\n<p><b>Il secondo decreto<\/b> \u2014 autorit\u00e0 nazionali, formazione, ECM, sanit\u00e0 e lavoro \u2014 alla data di redazione <b>non risulta ancora pubblicato<\/b>. Il termine della delega \u00e8 il 10 ottobre 2026. Fino alla pubblicazione, tempi e modalit\u00e0 dell&#8217;obbligo ECM restano da definire.<\/p>\n<h2><b>Che cosa scatta davvero, per noi<\/b><\/h2>\n<ul>\n<li><b>Il chatbot va dichiarato. <\/b>Se sul sito dello studio c&#8217;\u00e8 un assistente virtuale, chi scrive deve capire subito che sta parlando con un programma. Un avviso in cima alla finestra di chat \u00e8 sufficiente.<\/li>\n<li><b>I contenuti finti realistici vanno dichiarati. <\/b>Immagini, audio o video realistici creati o modificati con l&#8217;IA vanno dichiarati come tali.<\/li>\n<li><b>I testi divulgativi: la revisione umana esonera. <\/b>Per i testi pubblicati allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico l&#8217;obbligo di segnalare l&#8217;uso dell&#8217;IA esiste, ma l&#8217;art. 50, par. 4 dell&#8217;AI Act prevede espressamente che non si applichi quando il contenuto \u00e8 stato sottoposto a revisione umana o a controllo editoriale e una persona fisica o giuridica ne assume la responsabilit\u00e0 editoriale. \u00c8 il punto di contatto con il messaggio di questa newsletter: se ci lavoriamo sopra davvero e lo firmiamo, non dobbiamo dichiarare nulla.<\/li>\n<\/ul>\n<h2><b>Due cose che non sono cambiate, ma che spesso si ignorano<\/b><\/h2>\n<ul>\n<li><b>Il GDPR. <\/b>Vale dal 2018, \u00e8 il vincolo pi\u00f9 severo e riguarda ogni giorno il nostro lavoro. Nulla di quanto detto sopra lo attenua.<\/li>\n<li><b>L&#8217;obbligo italiano di informare. <\/b>La legge 132\/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, prevede all&#8217;art. 13 che nelle professioni intellettuali l&#8217;IA sia utilizzata solo come supporto, restando prevalente e determinante l&#8217;apporto del professionista, e che il professionista informi il destinatario della prestazione in modo chiaro, semplice ed esauriente sui sistemi utilizzati. L&#8217;art. 7 detta le corrispondenti regole per l&#8217;ambito sanitario. Questi obblighi sono gi\u00e0 in vigore e sono stati poco divulgati.<\/li>\n<\/ul>\n<p><b>Il malinteso da sfatare<\/b><\/p>\n<p>Usare un chatbot o un assistente di scrittura non comporta alcuna certificazione, valutazione di conformit\u00e0 o marcatura CE.<\/p>\n<p>Noi siamo utilizzatori, non produttori di sistemi di IA.<\/p>\n<p>Gli obblighi che ci riguardano oggi sono pochi e semplici: dire quando c&#8217;\u00e8 un&#8217;IA, informare il paziente, non far uscire i dati.<\/p>\n<h1><b>11. Che cosa devo dichiarare<\/b><\/h1>\n<h2><b>Se lavoro da solo nel mio ambulatorio<\/b><\/h2>\n<ul>\n<li><b>Registro dei trattamenti. <\/b>Anche il singolo professionista deve tenerlo, perch\u00e9 tratta dati sanitari. Va aggiornato aggiungendo gli strumenti di IA che si usano davvero.<\/li>\n<li><b>Responsabile della protezione dei dati (DPO). <\/b>Non \u00e8 obbligatorio per il singolo medico di famiglia, il pediatra di libera scelta o il libero professionista: lo ha chiarito il Garante, perch\u00e9 non si tratta di un trattamento \u00absu larga scala\u00bb.<\/li>\n<li><b>Informativa al paziente. <\/b>Va aggiunta una frase sull&#8217;uso dell&#8217;IA, come richiesto dalla legge italiana.<\/li>\n<li><b>Elenco degli strumenti. <\/b>Mezz&#8217;ora per elencare quelli che si usano \u2014 compresi quelli gi\u00e0 dentro il gestionale o la suite di scrittura, che spesso non chiamiamo \u00abIA\u00bb. \u00c8 il presupposto di tutto il resto.<\/li>\n<li><b>Formazione documentata. <\/b>Non serve un attestato particolare, ma serve poter dimostrare di essersi formati. Un corso ECM, o anche solo l&#8217;annotazione della formazione svolta, basta. Vedi la Newsletter 6.<\/li>\n<\/ul>\n<p><b>La frase da inserire nell&#8217;informativa \u2014 da adattare al proprio studio<\/b><\/p>\n<p>\u00abNello svolgimento dell&#8217;attivit\u00e0 professionale il medico pu\u00f2 avvalersi di sistemi di intelligenza artificiale con funzione esclusivamente di supporto (organizzazione della documentazione, ricerca bibliografica, preparazione di materiale informativo). La valutazione clinica, la diagnosi e la scelta terapeutica restano di esclusiva competenza del medico. I dati identificativi dei pazienti non vengono inseriti in sistemi di intelligenza artificiale generalisti.\u00bb<\/p>\n<p>Se l&#8217;ultima frase non corrisponde al vero, va cambiata la pratica, non la frase.<\/p>\n<h2><b>Se lavoro in medicina di gruppo o in studio associato<\/b><\/h2>\n<ul>\n<li><b>Stare nello stesso studio non crea un titolare unico. <\/b>Ciascun medico resta di regola responsabile dei dati dei propri assistiti. Se invece si decide insieme come e perch\u00e9 trattare i dati, serve un accordo scritto fra i medici. Vale la pena chiarirlo prima di condividere strumenti, non dopo.<\/li>\n<li><b>La segreteria e i collaboratori. <\/b>Devono avere istruzioni scritte, anche brevi, su che cosa si pu\u00f2 e non si pu\u00f2 incollare in un servizio online. Il punto di esposizione reale in uno studio associato non \u00e8 il medico che valuta: \u00e8 chi sistema i testi. Un modello di istruzioni \u00e8 nella Newsletter 6.<\/li>\n<li><b>I fornitori esterni. <\/b>Chi fornisce il gestionale, la trascrizione o l&#8217;assistente vocale deve firmare un contratto sul trattamento dei dati, che vieti l&#8217;uso per addestrare i modelli e definisca la conservazione. Se il fornitore non lo firma, il problema \u00e8 suo, ma il rischio \u00e8 nostro.<\/li>\n<li><b>Una regola interna scritta. <\/b>Una pagina condivisa e datata: quali strumenti sono ammessi, che cosa non si incolla mai, chi si contatta in caso di dubbio. Vale come misura organizzativa e come prova di diligenza.<\/li>\n<li><b>Valutazione d&#8217;impatto (DPIA). <\/b>Quando si introduce in modo sistematico un sistema di IA sui dati dei pazienti \u2014 a maggior ragione minori \u2014 va quantomeno istruita. Non \u00e8 automaticamente obbligatoria per il piccolo studio, ma la decisione di non farla conviene metterla per iscritto.<\/li>\n<\/ul>\n<h2><b>Per il sito e per i social<\/b><\/h2>\n<p><b>Che cosa faccio<\/b><\/p>\n<p><b>Devo dichiararlo?<\/b><\/p>\n<p>Assistente virtuale o chatbot sul sito dello studio<\/p>\n<p><b>S\u00ec. Avviso visibile in apertura: si sta parlando con un sistema automatico.<\/b><\/p>\n<p>Post divulgativo su salute scritto con l&#8217;aiuto dell&#8217;IA<\/p>\n<p>Dipende da me. Se lo rivedo davvero, lo modifico e lo firmo, non devo dichiarare nulla. Se lo pubblico pi\u00f9 o meno come \u00e8 uscito, va dichiarato.<\/p>\n<p>Immagini o video realistici generati con l&#8217;IA (pazienti, esiti, \u00abprima e dopo\u00bb)<\/p>\n<p><b>S\u00ec, sempre. E prima ancora: rappresentare risultati clinici con immagini finte \u00e8 difficilmente compatibile con il divieto di pubblicit\u00e0 sanitaria promozionale o suggestiva.<\/b><\/p>\n<p>Voce o volto sintetico nei video<\/p>\n<p>S\u00ec. Usare voce o volto di altri senza consenso \u00e8 oggi anche reato (art. 612-quater del codice penale, introdotto dalla legge 132\/2025).<\/p>\n<p>Traduzione automatica di contenuti sanitari per il pubblico<\/p>\n<p>S\u00ec, se nessuno l&#8217;ha riletta e firmata.<\/p>\n<p>Testimonianze di pazienti ricostruite o generate<\/p>\n<p><b>Non \u00e8 questione di dichiarazione: non vanno fatte. Sarebbero ingannevoli e deontologicamente inaccettabili.<\/b><\/p>\n<p>Uso dell&#8217;IA per gli appuntamenti o per rispondere ai messaggi dei pazienti<\/p>\n<p>S\u00ec, il paziente va informato. E serve una base giuridica se il sistema tratta dati personali.<\/p>\n<p><b>Un punto che riguarda soprattutto i pediatri<\/b><\/p>\n<p>Quello che scriviamo alle famiglie su vaccinazioni, febbre, alimentazione o sicurezza domestica \u00e8 informazione sanitaria rivolta al pubblico, e rientra a pieno titolo nelle nuove regole.<\/p>\n<p>La via pi\u00f9 semplice non \u00e8 aggiungere un&#8217;etichetta in fondo al post: \u00e8 rivedere davvero il testo, metterci il proprio nome e assumersene la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 esattamente ci\u00f2 che la norma considera sufficiente, ed \u00e8 anche l&#8217;unico modo per essere sicuri che quello che diciamo ai genitori sia corretto.<\/p>\n<h1><b>12. Tutte le scadenze<\/b><\/h1>\n<p><b>Data<\/b><\/p>\n<p><b>Che cosa si applica<\/b><\/p>\n<p><b>Riguarda il medico?<\/b><\/p>\n<p><b>2 febbraio 2025<\/b><\/p>\n<p>Pratiche vietate; obbligo di alfabetizzazione sull&#8217;IA per chi la usa professionalmente (art. 4)<\/p>\n<p>S\u00ec: la formazione riguarda anche noi<\/p>\n<p><b>2 agosto 2025<\/b><\/p>\n<p>Regole per chi produce i grandi modelli; impianto delle sanzioni<\/p>\n<p>Indirettamente: riguarda i fornitori dei servizi che usiamo<\/p>\n<p><b>10 ottobre 2025<\/b><\/p>\n<p>Legge 132\/2025: obbligo di informare; l&#8217;IA solo come supporto (artt. 7 e 13)<\/p>\n<p>S\u00ec, direttamente. \u00c8 gi\u00e0 in vigore<\/p>\n<p><b>2 agosto 2026<\/b><\/p>\n<p>Trasparenza (art. 50): chatbot dichiarati, contenuti finti realistici dichiarati, testi divulgativi salvo revisione umana<\/p>\n<p>S\u00ec: sito, social, chatbot<\/p>\n<p><b>30 settembre 2026<\/b><\/p>\n<p>Entra in vigore il D.Lgs. 160\/2026: IA nelle attivit\u00e0 di polizia; responsabilit\u00e0 civile e penale; nuovo art. 437-bis c.p.<\/p>\n<p>S\u00ec, per chi utilizza sistemi ad alto rischio<\/p>\n<p><b>entro 10 ottobre 2026<\/b><\/p>\n<p>Termine della delega per il secondo decreto italiano (autorit\u00e0, formazione ed ECM, sanit\u00e0, lavoro)<\/p>\n<p>Da seguire: definir\u00e0 l&#8217;obbligo ECM<\/p>\n<p><b>2 dicembre 2026<\/b><\/p>\n<p>Nuovi divieti assoluti; fine del periodo transitorio per la marcatura dei contenuti sintetici<\/p>\n<p>S\u00ec i divieti; la marcatura spetta ai fornitori<\/p>\n<p><b>2 dicembre 2027<\/b><\/p>\n<p>Sistemi ad alto rischio autonomi: gestione del rischio, documentazione, conformit\u00e0<\/p>\n<p>Per chi adotter\u00e0 sistemi di questo tipo<\/p>\n<p><b>2 agosto 2028<\/b><\/p>\n<p>Sistemi ad alto rischio integrati in prodotti regolati: qui ricadono molti dispositivi medici con IA<\/p>\n<p>S\u00ec, per software diagnostici e dispositivi<\/p>\n<p>In Italia vigilano l&#8217;Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) come autorit\u00e0 di sorveglianza del mercato e l&#8217;AgID come autorit\u00e0 di notifica; restano ferme le competenze del Garante per la protezione dei dati personali su tutto ci\u00f2 che riguarda i dati.<\/p>\n<h1><b>Glossario<\/b><\/h1>\n<p><b>Sigla<\/b><\/p>\n<p><b>Che cosa vuol dire<\/b><\/p>\n<p><b>Che cosa significa per noi<\/b><\/p>\n<p>LLM<\/p>\n<p>Large Language Model, grande modello linguistico<\/p>\n<p>Sono i sistemi con cui \u00abparliamo\u00bb: ChatGPT, Claude, Gemini<\/p>\n<p>GDPR<\/p>\n<p>Regolamento europeo sulla protezione dei dati (2016\/679)<\/p>\n<p>La regola pi\u00f9 severa che ci riguarda. I dati sanitari sono la categoria pi\u00f9 protetta<\/p>\n<p>AI Act<\/p>\n<p>Regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale (2024\/1689)<\/p>\n<p>Le regole nuove: quelle applicabili dal 2 agosto 2026 riguardano la trasparenza<\/p>\n<p>PII<\/p>\n<p>Personally Identifiable Information: dati che identificano una persona<\/p>\n<p>\u00c8 ci\u00f2 che i programmi di anonimizzazione cercano nel testo<\/p>\n<p>NER<\/p>\n<p>Riconoscimento di entit\u00e0 nel testo (nomi, luoghi, organizzazioni)<\/p>\n<p>La tecnica con cui un programma \u00abvede\u00bb che \u00abRossi\u00bb \u00e8 un cognome<\/p>\n<p>Regex<\/p>\n<p>Espressione regolare: una regola fissa di ricerca di schemi<\/p>\n<p>Trova ci\u00f2 che ha forma prevedibile: telefoni, email, codici fiscali<\/p>\n<p>Checksum<\/p>\n<p>Controllo matematico di validit\u00e0 di un codice<\/p>\n<p>Verifica che un codice fiscale o un IBAN siano formalmente corretti: quasi infallibile<\/p>\n<p>Richiamo<\/p>\n<p>Quanti dei dati sensibili presenti sono stati trovati<\/p>\n<p>\u00c8 il numero che conta per noi: un dato non trovato \u00e8 un dato che esce<\/p>\n<p>Precisione<\/p>\n<p>Di quelli segnalati, quanti erano davvero da nascondere<\/p>\n<p>Se \u00e8 bassa, il programma cancella troppo e il testo diventa poco utile<\/p>\n<p>DPO<\/p>\n<p>Responsabile della protezione dei dati<\/p>\n<p>Non \u00e8 obbligatorio per il singolo medico<\/p>\n<p>DPIA<\/p>\n<p>Valutazione d&#8217;impatto sulla protezione dei dati<\/p>\n<p>Analisi scritta dei rischi, richiesta per i trattamenti pi\u00f9 delicati<\/p>\n<p>DPA<\/p>\n<p>Contratto con il fornitore su come tratta i dati (art. 28 GDPR)<\/p>\n<p>\u00c8 il foglio che distingue un servizio utilizzabile da uno che non lo \u00e8<\/p>\n<p>DICOM<\/p>\n<p>Formato standard delle immagini radiologiche<\/p>\n<p>Contiene quasi sempre nome e data di nascita nascosti dentro il file<\/p>\n<p>EXIF<\/p>\n<p>Dati nascosti dentro le fotografie<\/p>\n<p>Possono contenere data, ora e posizione GPS dello scatto<\/p>\n<p>OCR<\/p>\n<p>Riconoscimento ottico dei caratteri<\/p>\n<p>Trasforma la scansione di un documento in testo modificabile<\/p>\n<p>Open source<\/p>\n<p>Programma il cui codice \u00e8 pubblico e verificabile<\/p>\n<p>Chiunque pu\u00f2 controllare che cosa fa davvero: \u00e8 una garanzia in pi\u00f9<\/p>\n<p>ACN \/ AgID<\/p>\n<p>Le due agenzie italiane che vigilano sull&#8217;AI Act<\/p>\n<p>Cybersicurezza nazionale e Agenzia per l&#8217;Italia digitale<\/p>\n<h1><b>Rischi e limiti<\/b><\/h1>\n<ul>\n<li>Il quadro normativo si \u00e8 mosso pi\u00f9 volte in dodici mesi. Date e riferimenti sono verificati al 23 settembre 2026 e vanno ricontrollati prima di decisioni organizzative. Il D.Lgs. 160\/2026 \u00e8 in Gazzetta Ufficiale; il secondo decreto di adeguamento (autorit\u00e0, formazione ed ECM) alla data di redazione non risulta ancora pubblicato.<\/li>\n<li>Questo testo \u00e8 una guida pratica, non un parere legale n\u00e9 una linea guida clinica. Per i contratti con i fornitori \u00e8 opportuno il supporto di un consulente in protezione dei dati.<\/li>\n<li>Le valutazioni sui programmi citati si basano sulla documentazione pubblica dei progetti. Non \u00e8 stato condotto un test indipendente su documentazione clinica italiana e non risultano studi pubblicati che ne misurino la resa in ambito sanitario.<\/li>\n<li>I dati di prestazione su Presidio e Philter provengono da un singolo studio su 200 documenti in lingua inglese: sono indicativi, non trasferibili tali e quali al nostro contesto.<\/li>\n<li>Nessun programma automatico rimuove i quasi-identificatori clinici. La rilettura da parte del medico \u00e8 la misura di sicurezza principale, non un accessorio.<\/li>\n<li>Nessuno dei programmi citati \u00e8 promosso o raccomandato dall&#8217;Ordine: sono descritti a titolo informativo e la scelta resta del singolo professionista.<\/li>\n<\/ul>\n<h1><b>Cosa cambia da ora in poi<\/b><\/h1>\n<p><b>Da domani, per chi lavora da solo. <\/b>Tre cose, tutte realizzabili in una mattinata: adottare i cinque accorgimenti del paragrafo 3, che da soli tolgono quasi tutto il rischio quotidiano; aggiungere all&#8217;informativa la frase sull&#8217;uso dell&#8217;IA, gi\u00e0 obbligatoria da ottobre 2025; installare un programma locale di pseudonimizzazione per quando serve il documento intero.<\/p>\n<p><b>Per lo studio associato. <\/b>Mettere per iscritto chi risponde di che cosa; dare istruzioni scritte al personale non medico; verificare che il fornitore del gestionale abbia firmato il contratto sui dati; scrivere una pagina di regole interne e datarla.<\/p>\n<p><b>Per il sito e i social. <\/b>Avviso sul chatbot, se c&#8217;\u00e8. Nessuna immagine clinica finta realistica. E, per i contenuti divulgativi, una scelta chiara: o li rivediamo e li firmiamo, o li dichiariamo. La prima strada \u00e8 pi\u00f9 semplice e produce testi migliori.<\/p>\n<p><b>Per l&#8217;Ordine. <\/b>Il rinvio della parte pi\u00f9 pesante al dicembre 2027 apre una finestra di oltre un anno. \u00c8 il momento per mettere a disposizione degli iscritti un modello di informativa aggiornato, un modello di regolamento interno per gli studi associati e percorsi ECM che rendano documentabile la formazione richiesta. L&#8217;alternativa \u00e8 arrivare al 2027 con l&#8217;affanno con cui molti sono arrivati al GDPR nel 2018.<\/p>\n<p><b>La domanda da porsi prima di premere invio<\/b><\/p>\n<p>Resta il punto di fondo, che nessun programma risolve al posto nostro. E non \u00e8 cambiata con l&#8217;intelligenza artificiale:<\/p>\n<p>Se questo testo comparisse domani su un giornale, il mio paziente sarebbe riconoscibile?<\/p>\n<p><b>Nel prossimo numero:<\/b> registrare la visita. Quando la registrazione audio aiuta davvero, come chiedere il consenso, e come applicare alla voce le stesse regole che qui abbiamo applicato al testo: trascrivere in locale, pseudonimizzare, e solo dopo usare l&#8217;IA.<\/p>\n<h1><b>Fonti e riferimenti<\/b><\/h1>\n<p><i>Fonti consultate e verificate l&#8217;8 agosto 2026; aggiornamento normativo al 23 settembre 2026.<\/i><\/p>\n<h2><b>Regole europee<\/b><\/h2>\n<ul>\n<li>Regolamento (UE) 2024\/1689 \u00abAI Act\u00bb, in vigore dal 1\u00b0 agosto 2024 con applicazione scaglionata. Rilevanti: art. 4 (alfabetizzazione, dal 2 febbraio 2025) e art. 50 (obblighi di trasparenza, dal 2 agosto 2026); l&#8217;art. 50, par. 4 prevede l&#8217;esonero dall&#8217;obbligo di dichiarazione per i testi sottoposti a revisione umana o controllo editoriale con assunzione di responsabilit\u00e0 editoriale.<\/li>\n<li>Regolamento (UE) 2026\/1744 dell&#8217;8 luglio 2026, pubblicato in GUUE il 24 luglio e in vigore dal 27 luglio 2026: rinvio degli obblighi sui sistemi ad alto rischio al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028; riformulazione dell&#8217;art. 4; nuovi divieti assoluti.<\/li>\n<li>Regolamento (UE) 2016\/679 \u00abGDPR\u00bb; Regolamenti (UE) 2017\/745 e 2017\/746 sui dispositivi medici.<\/li>\n<\/ul>\n<h2><b>Regole italiane<\/b><\/h2>\n<ul>\n<li>Legge 23 settembre 2025 n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025: art. 7 (impiego dell&#8217;IA in sanit\u00e0), art. 13 (professioni intellettuali: uso dell&#8217;IA come supporto e obbligo di informare il destinatario della prestazione); designazione di ACN e AgID; introduzione dell&#8217;art. 612-quater del codice penale sui contenuti falsificati con l&#8217;IA.<\/li>\n<li>Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2026: approvazione definitiva dei decreti legislativi di adeguamento all&#8217;AI Act, con inserimento della formazione sull&#8217;IA nel programma ECM. Modalit\u00e0 e tempi rimessi ai provvedimenti attuativi.<\/li>\n<li>Decreto legislativo 9 settembre 2026, n. 160, Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15 settembre 2026, in vigore dal 30 settembre 2026: IA nelle attivit\u00e0 di polizia; responsabilit\u00e0 civile e penale (nuovo art. 437-bis c.p.). Il secondo decreto approvato il 4 agosto 2026 (autorit\u00e0, formazione ed ECM) alla data di redazione non risulta pubblicato; termine della delega: 10 ottobre 2026.<\/li>\n<li>Legge 30 dicembre 2018 n. 145, art. 1 comma 525, sulla comunicazione informativa sanitaria.<\/li>\n<\/ul>\n<h2><b>Autorit\u00e0 e deontologia<\/b><\/h2>\n<ul>\n<li>Garante per la protezione dei dati personali: comunicato del 30 luglio 2025 sul caricamento di referti su piattaforme di IA generativa (doc. web n. 10154670); Decalogo sui servizi sanitari realizzati con sistemi di IA (2023); chiarimenti in materia sanitaria su informativa, DPO e registro dei trattamenti.<\/li>\n<li>Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB), parere 28\/2024 sui modelli di IA.<\/li>\n<li>Codice di Deontologia Medica FNOMCeO, 2014 e successive modifiche: artt. 10, 11, 13, 19, 26, 35, 55 e 56, 78.<\/li>\n<\/ul>\n<h2><b>Studi citati<\/b><\/h2>\n<ul>\n<li>Alrazihi LA, Biswas S, George KJ. Evaluating the accuracy of automated and semi-automated anonymization tools for unstructured health records. Surgical Neurology International 2025;16:313. doi:10.25259\/SNI_459_2025. Su 200 documenti neurochirurgici in lingua inglese: Presidio precisione 0,51 e richiamo 0,74; Philter precisione 0,35 e richiamo 0,79.<\/li>\n<li>Schwarz CG, Kremers WK, Therneau TM et al. Identification of Anonymous MRI Research Participants with Face-Recognition Software. New England Journal of Medicine 2019;381(17):1684-1686. doi:10.1056\/NEJMc1908881.<\/li>\n<\/ul>\n<h2><b>Programmi citati<\/b><\/h2>\n<p>Anonimizzatore locale italiano open source con licenza MIT (2026); Microsoft Presidio (open source); Philter (Universit\u00e0 della California, San Francisco); programmi gratuiti per eseguire modelli linguistici sul proprio computer. I dati tecnici riportati sono quelli dichiarati dai rispettivi progetti e non sono stati verificati in modo indipendente. La menzione non costituisce raccomandazione n\u00e9 validazione da parte dell&#8217;Ordine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><b>Anonimizzare i dati: come si fa davvero<\/b><\/p>\n<p>Guida pratica per l&#8217;ambulatorio: che cosa non deve uscire dallo studio,<\/p>\n<p>quali programmi funzionano davvero, e perch\u00e9 la difesa migliore resta l&#8217;intelligenza umana<\/p>\n","protected":false},"author":607,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[68,36,144,147],"tags":[],"class_list":["post-12242","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-facebook","category-news-dell-ordine","category-news1","category-newsletter","is-at-top-article"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12242","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-json\/wp\/v2\/users\/607"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12242"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12242\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12242"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12242"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.omceoge.it\/home9\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12242"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}